Malattie della retina

Diagnostica retinica

I vari esami e i test comuni per verificare un problema a carattere retinico.

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Retinopatia diabetica

La retinopatia diabetica è una malattia con la quale noi oculisti abbiamo sempre più a che fare.

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Distacco di retina

Sulla superficie profonda dell'occhio, internamente, è situata la retina che è la membrana visiva dell'occhio; essa " fotografa " tutto quello che avviene all'esterno.

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La terapia fotodinamica

La terapia fotodinamica è un tipo di trattamento per la forma "umida" o forma essudativa di degenerazione maculare legata all'età. Che cos'è la terapia fotodinamica (PDT)? Essenzialmente una speranza. Una nuova possibilità di cura per una malattia con gravi implicazioni visive, una variabile psicologicamente determinante. Una chance, se consideriamo che le indicazioni attuali di questa terapia sono le maculopatie complicate da una neovascolarizzazione sottoretinica(CNV) non trattabili con la attuale laser terapia. E la percentuale di CNV non trattabili, nonostante l'angiografia con verde indocianina abbia aumentato le possibilità di terapia laser, risulta circa del 60-70%, pertanto molto elevata. I risultati di terapie alternative al laser nelle CNV subfoveali sono generalmente molto deludenti. La escissione chirurgica, così come tradizionalmente descritta da Thomas, è stata praticamente abbandonata per i gravi effetti collaterali e viene effettuata sempre più raramente e solo in casi selezionati. Altre terapie chirurgiche, come la traslocazione maculare, sono ancor più invasive ed hanno una curva di apprendimento lunga; anche la radioterapia non sembra particolarmente utile. E' appena terminato lo studio sull'interferone che come sappiamo non ha portato positivi effetti sulla cura delle maculopatie. Altre terapie farmacologiche sono in corso di sperimentazione, come la talidomide o come il gruppo degli inibitori della angiogenesi, angiostatina ed endostatina.Anche la TTT, cioè la termoterapia transpupillare sta fornendo risultati contraddittori. Con queste premesse la PDT può rappresentare sin da subito una valida alternativa alla fotocoagulazione laser. Scopo della terapia è la chiusura selettiva dei neovasi coroideali senza il danno alle strutture vicine, così come avviene con il laser convenzionale. Le modalità del trattamento avvengono in due fasi. Nella prima viene iniettato endovena un farmaco (Visudyne-CibaVision-liposomal BPD-M verteporfina) che si lega ai recettori endoteliali, recettori che sono particolarmente abbondanti nella CNV. Questo colorante ha un picco di assorbimento della luce a 690 nanometri ed in tale senso ha luogo la seconda fase che prevede che la zona neovascolare venga "irradiata" da un laser a diodi a bassa intensità per circa 80 secondi con selettiva distruzione della CNV. Il farmaco viene totalmente escreto in 24 ore ed in tale periodo, essendo la sostanza fotosensibile, è sconsigliata l'esposizione alla luce solare. Purtroppo nei 2-3 mesi successivi al trattamento è praticamente la regola che si verifichino recidive tali da richiedere un nuovo trattamento. Qual è il meccanismo di azione della PDT? Il farmaco iniettato in vena si lega selettivamente all'endotelio della CNV. Il colorante, eccitato dalla luce laser di appropriata lunghezza d'onda, produce radicali ossigeno con degranulazione delle cellule e successiva chiusura dei vasi. In tal modo i capillari retinici sovrastanti, adiacenti e l'albero vascolare coroideale sottostante non vengono coinvolti. Questo concetto non sembra facilmente applicabile in vivo e comunque alcuni studi hanno dimostrato come nelle scimmie si verifichi anche un danno della coriocapillare sottostante. Ultimamente è stata proposta una nuova teoria. Flower ha suggerito che i radicali prodotti dalla terapia distruggessero i globuli rossi localizzati nella CNV e l'emoglobina così rilasciata fungesse da vasocostrittore sulle cellule endoteliali della CNV. Anche i vasi circostanti verrebbero danneggiati ma essendo di più ampie dimensioni e con una emodinamica più attiva non subirebbero danni devastanti. La terapia fotodinamica nelle degenerazione maculare senile
I risultati del trial clinico dello studio TAP ad un anno riportano che il 61% dei pazienti trattati contro il 46% del placebo aveva mantenuto un visus stabile o migliore. In particolare il trattamento si è dimostrato utile in CNV ben definite, Gli effetti collaterali sono stati molto modesti ed hanno incluso dei disturbi visivi transitori (18%), alterazioni cutanee nel punto di inoculazione (13%) e fotosensitività (3%). L'analisi dei risultati a 2 anni ha confermato la tendenza, già emersa con i risultati preliminari ad un anno, a favore dell'efficacia della PDT con verteporfina nel ridurre la percentuale di pazienti che perdono meno di tre linee di visione paragonata al placebo (53% vs 38%). Analogamente, la percentuale di pazienti con grave perdita visiva a due anni è risultata significativamente minore nel gruppo di occhi trattati rispetto ai placebo (82% vs 70%), ma con un lieve calo del numero di occhi (3%) rispetto ai risultati ad un anno. La maggiore efficacia della terapia era nelle lesioni neovascolari di tipo classico mentre non è stato possibile trarre alcun tipo di conclusione sulle lesioni interamente occulte poiché non previste tra i criteri di inclusione. Era presente comunque una differenza a favore del gruppo dei pazienti trattati con verteporfina.Anche i risultati angiografici forniscono la conferma dei benefici della PDT sulla riduzione della perdita visiva dopo due anni di terapia rispetto al placebo. Il beneficio maggiore si è verificato per le CNV con lesione prevalentemente classica ed in quelle composte unicamente da componente classica. Tuttavia, anche dopo aver eliminato dal sottogruppo le lesioni interamente classiche, i benefici in termini di acuità visiva, sensibilità al contrasto e comportamento angiografico delle CNV prevalentemente classiche, ma con componente occulta, sono sempre risultati significativamente migliori rispetto al placebo.I principali effetti collaterali riportati nello studio sono molto scarsi e sono in relazione soprattutto allo stravaso del liquido dalla vena, a reazioni di fotosensibilizzazione, mentre il rilievo di un forte mal di schiena in alcuni pazienti in realtà non ha comportato quasi mai la necessità di dover sospendere la terapia. Il calo della vista segnalato dallo studio è pari all'1-2%, e pertanto è molto basso, e ci consente di poter affermare che l terapia fotodinamica con verteporfina è una forma di trattamento selettivo che non determina un danno ai fotorecettori e all'epitelio pigmentato a seguito di ritrattamenti con cadenza trimestrale.Il numero medio di ritrattamenti per paziente nel secondo anno di studio (2.2) è risultato inferiore a quello del primo anno (3.4). In breve, i risultati favorevoli a due anni dello studio TAP rafforzano l'evidenza clinica che la verteporfina è efficace e sicura nel ridurre il rischio di calo visivo in occhi affetti da CNV subfoveale secondaria alla DMLE di tipo prevalentemente classico, con o senza componente occulta. La terapia fotodinamica nelle degenerazione maculare miopica
Attualmente è stato pubblicato lo studio VIP che ha arruolato 120 pazienti con degenerazione maculare miopica in parte trattati con verteporfina e in parte con placebo. I risultati ad 1 anno indicarono una riduzione pari ad almeno il 50% del rischio di perdere 8 o più lettere (circa 1.5 linee: 56% per il placebo vs 28% vs Visudyne) come anche del rischio di perdere 15 o più lettere (circa 3 linee: 33% vs 14%, rispettivamente). La maggior parte della perdita visiva nel gruppo assegnato alla verteporfina si verificò nei primi 6 mesi, mentre la perdita nel gruppo placebo si protrasse sino ad 1 anno. Un miglioramento di almeno 3 linee venne riscontrato nel 6% degli occhi assegnati alla verteporfina e nel 3% per il placebo. Il buon profilo di sicurezza della PDT con verteporfina è stato confermato anche per la miopia patologica. L'incidenza di eventi avversi è stata persino inferiore allo studio TAP; in particolare non si è avuto alcun caso di riduzione del visus (almeno 4 linee) entro 7 giorni dalla PDT.Il fatto che 2/3 degli occhi assegnati al placebo avessero perso meno di 15 lettere ad 1 anno conferma che la CNV miopica ha un decorso più benigno di quella associata ad AMD. E' quindi necessaria una accurata selezione dei pazienti da trattare per ottimizzare i benefici ottenibili dal trattamento . Il farmaco è attualmente registrato anche in Italia E' consentito l'uso del farmaco gratuitamente in centri convenzionati e comunque solo per le lesioni neovascolari per le quali il ministero ha dato la sua approvazione e cioè subfoveali, con precisi protocolli di visus e dimensioni, nella degenerazione maculare senile con CNV classiche o prevalentemente classiche, e nella degenerazione maculare miopica. Pertanto non è possibile il rimborso in altre patologie o nelle CNV occulte o per CNV non subfoveali. Tantomeno non è possibile un ricovero in quanto la prestazione è tipicamente ambulatoriale e non ha dimostrato effetti collaterali o reazioni anafilattiche tali da richiedere un ricovero. Nelle altre forme è possibile il trattamento ma solo in centri privati. La terapia fotodinamica è attualmente un valido trattamento della degenerazione maculare complicata da neovasi sottoretinici almeno in casi particolari. Sicuramente aver a disposizione una alternativa terapeutica porterà allo sviluppo di nuovi medicamenti anche con il risultato di diminuire i costi della PDT che sono ancora elevati.
 

Degenerazione maculare legata all'età

    

Il termine degenerazione maculare, indica una malattia in cui la macula va incontro ad un processo degenerativo o di invecchiamento.


Al centro della macula, c'è un'area molto piccola chiamata fovea. La fovea è la parte della macula che è responsabile della visione centrale. Così, se solo una parte della macula è malata ma la fovea è risparmiata, la vista può essere ancora preservata.
Quando i raggi luminosi entrano nell'occhio, passano prima attraverso strutture trasparenti - cornea, cristallino e vitreo - e poi si concentrano sulla fovea. La fovea è diversa dal resto della retina in quanto contiene una concentrazione molto alta di cellule chiamate coni. Per questo motivo, la fovea è l'unica area della retina in grado di determinare una acuità visiva pari a 10/10 (dieci decimi). Dato che i coni necessitano di luce intensa per funzionare normalmente, la fovea lavora meglio durante l'illuminazione diurna. Il resto della retina, inclusa l'area maculare al di fuori della fovea, possiede un altro tipo di recettori chiamati bastoncelli. I bastoncelli funzionano meglio in condizione di scarsa illuminazione (visione notturna) e non permettono una precisa visione centrale.
Sotto la retina c'è un altro tessuto, chiamato coroide, che è altamente vascolarizzato. Tra la retina e la coroide è presente uno spazio chiamato spazio sottoretinico. Vasi sanguigni anormali provenienti dalla coroide crescono nello spazio sottoretinico durante la degenerazione maculare legata all'età. Questa anormale proliferazione di vasi sanguigni porta a sanguinamento e cicatrizzazione, responsabili della perdita della visione nella degenerazione maculare senile.

Epidemiologia della degenerazione maculare legata all'età


La degenerazione maculare legata all'età è la causa principale di grave ed irreversibile perdita della vista nel mondo Occidentale. Questa malattia è in gran parte causata da un processo di invecchiamento, sebbene alcuni pazienti possono avere anche una predisposizione genetica. La malattia colpisce più frequentemente persone dopo i 50 anni di età ed aumenta con frequenza maggiore nelle fasce di età più avanzate. Altre forme, meno frequenti, di degenerazione maculare, possono essere provocate da malattie che colpiscono pazienti anche al di sotto dei 50 anni, come la miopia patologica, forme infiammatorie, infettive, e idiopatiche che hanno tutte come denominatore comune quello di provocare la crescita di vasi anormali al di sotto della retina.  

Fattori di rischio.

 

 

Con l'avanzare dell'età dopo i 55 anni, il rischio di degenerazione maculare e il rischio di aggravamento della malattia progressivamente aumentano. Il sesso femminile sembra maggiormente intertessato, come pure la popolazione bianca rispetto alle razze pigmentate. È riconosciuta una certa familiarità della degenerazione maculare senile. Studi sono rivolti alla individuazione di geni responsabili di una predisposizione alla malattia o ad una sua particolare manifestazione.
Il fumo aumenta il rischio di degenerazione maculare. I fumatori sviluppano la malattia 5 – 10 anni prima dei non fumatori ed hanno un rischio doppio di andare incontro alla forma neovascolare. Anche l'ipertensione favorisce la forma umida di degenerazione maculare. L'eccessiva esposizione alla luce durante la vita sembra essere un fattore di rischio mentre l'uso di occhiali da sole sembra essere protettivo verso l’insorgenza della malattia. Una dieta ricca di grassi e colesterolo è associata ad un maggior rischio di degenerazione maculare. Il consumo di pesce e di acidi grassi w-3 è invece associato ad un minor rischio di malattia. L'obesità è anche considerato un fattore di rischio.Pazienti con drusen molli e confluenti associate a iperpigmentazioni e atrofie focali dell’epitelio pigmentato hanno un elevato rischio di evoluzione neovascolare della malattia. Per chi ha una degenerazione maculare neovascolare in un occhio il rischio di neovascolarizzazione nel secondo occhio in 5 anni è di circa il 30%.Nella degenerazione maculare, come in molte patologie correlate all'età, ha un ruolo chiave il danno progressivo prodotto dai processi ossidativi a livello cellulare. I risultati dello studio AREDS suggeriscono che l'integrazione con alte dosi di antiossidanti quali zinco, vitamina C, vitamina E e betacarotene hanno azione protettiva verso la progressione della malattia nella forma neovascolare. Non si dovrebbero però dimenticare i possibili rischi legati ad un eccessivo apporto vitaminico per alcuni individui.
 

Forme di degenerazione maculare legata all'età


Esistono due forme di degenerazione maculare legata all'età:
Degenerazione maculare "secca"
Degenerazione maculare "umida"
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Nella forma secca, depositi puntiformi giallastri chiamati "drusen" sono presenti nella regione maculare e uno degli strati della retina (l'epitelio pigmentato retinico) va incontro ad una progressiva atrofia con conseguente perdita dei fotorecettori. In questa forma la vista è di solito abbastanza ben preservata.

Nella forma "umida", vasi sanguigni anormali crescono sotto la retina nello spazio sottoretinico e lasciano diffondere sangue e siero (da qui il termine "umida"). Col tempo, questi vasi anomali cresciuti sotto la retina inducono una reazione fibrosa che porta alla formazione di una cicatrice. Una volta che si è formata la cicatrice, non esiste nessuna forma di trattamento possibile per ridare la vista al paziente.
Sebbene la forma "secca" è la più comune, la forma "umida" è la responsabile principale della perdita irreversibile della vista. Si è calcolato che circa il 10-20% dei pazienti è colpito dalla forma "umida" che è causa di grave perdita della visione nel 90% dei pazienti.

 

Sintomi della degenerazione maculare legata all'e


Il sintomo più comune della anormale crescita di vasi sanguigni è la comparsa di distorsioni e ondulazioni della visione centrale. I pazienti di solito notano queste modificazioni quando guardano oggetti dai bordi dritti come i palazzi o gli scalini. Spesso il paziente non si accorge dei sintomi sino a quando non si copre l'occhio sano. Importante mezzo preventivo è la periodica valutazione della visione per mezzo della griglia di Amsler, un modo semplice per valutare la comparsa di ondulamenti e distorsioni.

 
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Valutazione del paziente con degenerazione maculare legata all'età


Quando l'oculista, rileva i segni che la crescita anormale dei vasi sanguigni sotto la retina provocano (emorragie, raccolte di siero, cicatrici) è di fondamentale importanza che il paziente si sottoponga ad esami diagnostici strumentali come la Fluorangiografia o l'OCT.Durante la Fluorangiografia, uno speciale colorante fluorescente, la fluorescina, è iniettato nella circolazione venosa tramite un'iniezione endovenosa nel braccio. Il colorante raggiunge velocemente (circa 12 sec.) la parte posteriore dell'occhio ed una rapida sequenza di fotografie sono scattate, utilizzando una speciale macchina fotografica, costruita apposta per fotografare il fondo dell'occhio, caricata con una pellicola in bianco e nero e munita di un filtro speciale che "eccita" la fluorescina che passa attraversa i vasi sanguigni dell'occhio. La pellicola è poi sviluppata e le aree di vasi sanguigni anormali possono essere identificate.
Una nuova forma di angiografia, che usa un colorante verde e la luce infrarossa, è stata introdotta in questi ultimi anni. Il suo nome è angiografia al verde di indocianina e permette all'oculista di vedere gli strati più profondi della retina fino alla coroide. Le immagini che si ottengono possono essere molto utili nei casi in cui l'angiografia con la fluoresceina (fluorangiografia) non sia stata di aiuto. L'OCT (tomografia  a coerenza ottica) (in inglese Optical coherence tomography, Oct) è una metodica diagnostica tomografica  (cioè per immagini). La tecnica trova largo uso in oftalmologia  e ha numerose altre applicazioni biomediche. L'OCT sfrutta un raggio laser  infrarosso. Analogamente a quello che fa un sonar con i fondali (a livello acustico), riesce a ricostruire al computer la struttura corporea in due o tre dimensioni. Il tutto grazie al riflesso dei raggi infrarossi. Consente, ad esempio, lo studio in sezione della retina  e la diagnosi di eventuali patologie. Infatti, si possono individuare eventuali rotture, assottigliamenti o alterazioni del tessuto nervoso che ci consente la visione. È una tecnica particolarmente importante per la diagnosi e la prognosi del foro maculare e della membrana epiretinica  (pucker maculare). Infatti consente di analizzare con particolare cura lo stato della macula, la zona centrale della retina ricca di fotorecettori impiegati per la visione frontale (si tratta dei coni, che ci consentono di vedere a colori in modo distinto). L'OCT rappresenta inoltre un fondamentale esame diagnostico nei pazienti affetti da Degenerazione Maculare legata all'età permettendo di visualizzare i vari strati retinici e sottoretinici ed evidenziando dunque con estrema esattezza la eventuale presenza di neovascolarizzazioni oltre che dell'edema retinico.

      

     images1.jpg - 2.35 Kb  strumento OCT   

     deg211.gif - 9.99 Kb   esame OCT

 

             Prof. Luigi Zompatori  - Studio Medico Ippocrate

     Viale Ippocrate 96  -  00161  Roma  tel. 06 - 4402310/603/642

 

 

 

Anatomia della retina

La retina e' un tessuto nervoso contenuto all'interno dell'occhio che serve a registrare le immagini che saranno poi inviate al cervello. L'immagine viene catturata da particolari cellule nervose chiamate fotorecettori.

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